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Tre racconti del doppio

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  A fine estate un'amica mi ha omaggiato di questo incredibile libro. Mi ha sorpreso la sua smania di farmelo avere e mi ha commosso e onorato il suo desiderio di conoscere le mie impressioni. Avevo inteso le fosse piaciuto; è una lettrice incallita e il suo "non ho mai letto nulla del genere, non ti dico di più" si è configurato come miele per l'orsa che alberga in me (insieme alle Erinni , non dimentichiamole ). La Trilogia della città di K. si presenta come   u n romanzo in tre capitoli; esso narra la storia di due gemelli dalla prodigiosa intelligenza che condividono un destino comune inesorabilmente diviso da scenari di guerra, povertà e privazione. Siamo in un paese dell’Europa dell'est invaso da una potenza straniera; non vi è però alcuna coordinata spazio-temporale che possa collocare la narrazione in un tempo e in uno spazio precisi.  La prima parte viene narrata in prima persona; i due fratelli annotano in un grande quaderno (titolo del primo capitolo) t...

Spleen, rugna e poker face

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foto di Roberto Ornato Avete presente quando lo spleen ha il sopravvento? La tristezza e la malinconia spesso si accompagnano all'accidia, il peggiore dei peccati capitali; tutto diventa difficile, anche ciò che solitamente arreca piacere. La scrittura, per esempio. La  rugna , ancella delle mie giornate, si veste da festa e comincia la  lamentatio party. Interno giorno, mentre il figlio n.1 trastulla il testosterone in una gara di kart e figlia n.2 esplora con misurato entusiasmo il rigoroso mondo dello scoutismo, io mi trovo sola con un nutrito elenco di doveri da compiere. Sento la voce del compianto Mike: "Signora Novelli, quale busta vuole? La uno, la due o la treeeeee? Con quale impegno vuole iniziare?" Perché non irrompe Dawson dalla finestra e al ritmo della sua sigla con un sonoro anuanueeiiiii mi catapulta nello spensierato universo dei primi anni Duemila e mi libera da tutto ciò? Ma che volete? Sono boomer e cringe, embè? Nessun Dawson all'orizzonte (avrei ...

Rientri

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È trascorso tanto tempo dall'ultimo post; anche il blog è andato in vacanza, rischiava di diventare l'ennesimo impegno da assolvere, quindi pausa. Poi qualche giorno fa arriva un messaggio da un'amica, una persona che non vedo e non sento da tanto tanto tempo, una collega che è transitata dalle mie parti una decina di anni or sono (dico bene Luigina?) con la quale ho lavorato benissimo. Una bella persona, intelligente, una di quelle perle rare con le quali ci si capisce al volo senza ricorrere troppo alla parola. Luigina mi ha scritto un messaggio a commento di un'immagine del mio stato: una cinica insegna luminosa veicolante il seguente pensiero: "Buon rientro lo dici a qualcun altro". Il suo messaggio mi ha colpita e commossa, parlava del blog, della scrittura, della possibilità di scrivere un libro e della voglia di rivedersi, anche solo per un caffè. Ho così realizzato che questo esperimento di scrittura stia funzionando, che l'obiettivo di...

Del male, della banalità, della vittima e dei carnefici

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  Terminato il favoloso Ferrovie del Messico , il romanzo di Nicola Lagioia era lì pronto per essere divorato in tre giorni. Non ho mai letto nulla del genere, nulla che mi turbasse e mi appassionasse così profondamente. La vicenda si svolge nel marzo del 2016 quando due giovani rampolli della Roma pariolina -  Manuel Foffo e Marco Prato-  seviziano e uccidono Luca Varani, ragazzo di borgata. Se mai sia legittimo andare a ricercare il movente di un tale delitto, questo non è comunque rintracciabile. Non c'è. Emerge solo un consueto uso di alcol e droga, un'abitudine allo sballo e agli eccessi ma non di meno, nella rigida narrazione con piglio giornalistico, emergono inquietanti interrogativi che riguardano tutti. E per tutti intendo tutto il genere umano, noi che ci sentiamo al riparo del male nella nostra quotidiana e ordinaria vita controllata.  Lagioia ad un certo punto irrompe con questa potente domanda  «Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Vivia...

Cesco Magetti siamo noi

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  Come già dichiarato, per me le vacanze significano mare e libri, lettura e riposo. Colonna sonora? Lo sciabordio delle onde. Con me ho portato un nutrito fardello di tomi, tanta era la paura di rimanerne sguarnita in una terra straniera francofona e (pertanto) per nulla incline ad assecondare il turista italiano in cerca di letture in lingua madre.  Il primo ad aprire la sessione di lettura intensiva è stato Le ferrovie del Messico di Gian Marco Griffi, Laurana Editore, 2022, 824 p.  Ho divorato questo romanzo con foga ed entusiasmo come da tempo non mi accadeva; una rivelazione. Non credo di sbagliare nell'affermare che rimarrà negli annali della letteratura. Per quanto mi riguarda, un capolavoro e lo dico con la presunzione di una lettrice accanita con alle spalle una formazione linguistico-letteraria. In questo romanzo ho trovato tutto e credo che l'intenzione enciclopedica fosse proprio nelle intenzioni dell'autore. Una novità realizzata con l'uso sapiente dei tem...

Sarc-asmi

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@cazzsara La rete pullula di meme e reel cinici, mi piace guardarli per staccare il cervello,  per fermare il frullio vorticoso dei pensieri. Overthinking, pare si dica. Ho già narrato delle mie elucubrazioni notturne (una notte scrissi addirittura un post sulla funzione del lessico...mazza che disagio) e del rituale del sonno (plurilettura della stessa pagina). E' come se la devastante stanchezza agevolasse l'ingresso delle immagini più temibili: il documento inviato privo di firma, la mancata condivisione della quindicesima tabella partorita dal capo, la cimice appesa al pensile della cucina, il tavolino del bar che offre ristoro a quei due, le chat de fuego manco fossi un cardiochirurgo reperibile e quei messaggi, mio Dio, un incubo ricorrente. Occhi sbarrati, respirazione affannosa e anche stasera mi addormento presto domani. Sale lo sconforto in modo direttamente proporzionale alla rabbia e al tignoso, perseverante nonché autoflagellante senso di colpa. Mordo il cuscino o ...

Oggi e domani, Giovanni e Irene

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1992-2023 foto di Roberto Ornato Come ho già dichiarato tempo fa, sono refrattaria alle commemorazioni ufficiali poiché paiono ipocriti tentativi di risciacquare coscienze poco avvezze alla quotidiana buona pratica dell 'humanitas .  Le ormai inflazionate "giornate in memoria di/del.." ci garantiscono un'indulgenza plenaria tale da assicurarci notti serene e coscienze immacolate. Aborro e respingo tutto ciò con tutta me stessa. Ma la giornata di oggi assume per me un significato particolare e ho l'urgenza di riservare un pensiero a chi il 23 maggio 1992 ha perso la vita a Capaci e all'Irene tredicenne di allora che alla vigilia del suo quattordicesimo compleanno è stata catapultata con violenza nel mondo del male. Nel dramma della realtà. Uno schiaffo in pieno viso che ha rotto l'incanto dell'infanzia.  Le mie mani stanno tremando perché altissimo è il rischio di cadere nella vuota retorica. Si nomini Giovanni Falcone con il capo chino e il silenzio si...