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Furore

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"Il romanzo della grande migrazione in cui è impossibile non riconoscersi oggi" (A. Baricco) Come promesso divulgo ciò che per me è bellezza. Questo romanzo lo è e mi  limito a consigliarlo; è un capolavoro che incide l'anima di chi lo legge.  Ora lascio la parola a Luigi Sampietro e a Mario Andreose che hanno curato  rispettivamente  l'introduzione e la postfazione dell'edizione Bompiani. Qui alcuni estratti.   Introduzione   Quando uscì in America, nell'aprile del 1939, The Grapes of Wrath fece scandalo e furore. Fu un trionfo di pubblico e l'anno seguente ricevette il premio Pulitzer per la narrativa. [...] Il governo italiano stava per invadere la Francia e, tanto per i fascisti quanto per gli antifascisti, Furore apparve come una dichiarazione di guerra. I censori vi ravvisarono un attacco alle demoplutocrazie borghesi che Mussolini appoggiato alla balaustra di piazza Venezia denunciava da tempo come nemiche del popolo, e  gli permisero di ...

Accettazione 🪓🪓

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Questo blog è nato come spontaneo atto terapeutico. L'ho compreso proprio ora che ne ho ridotto la frequentazione perché forse, ciò che doveva essere espresso, è stato dichiarato. Almeno alla pagina bianca.  Mai avrei pensato di riuscire a condividere così schiettamente la mia fragilità che ho capito essere la sostanza della mia complessa personalità. Mai avrei pensato di trovare la chiave " al fin della licenza, io non perdono e tocco ". Nel corso delle mie brevi narrazioni, che fossero pensieri o recensioni, si materializzavano fantasmi disgustosi che cercavo di debellare a suon di parole. Si trattava di un bisogno profondo di difesa con l'unico strumento che possedevo. Ora ho fatto pace con quei mostri? Li ho forse debellati? Affatto, esistono e hanno precise connotazioni umane. Non ho nessuna intenzione di redimerli ma il bisogno di protezione è tale che devo cercare di allontanarli da me evitando di evocarne gli spiriti che prontamente rilasciano miasmi putrescen...

Nel cuore profondo

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Ho comprato questo libro a scatola chiusa, ho amato il Mankell dell'ispettore Wallander e di Scarpe italiane ed è risultato naturale cedere all'acquisto di questo romanzo.  Nonostante i contenuti rispondano pienamente ai miei interessi, ho in un primo momento interrotto la lettura per poi riprenderla a pieno ritmo in modo vorace. Poco dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, l'ufficiale della marina svedese Lars Tobiasson-Svartman viene mandato in missione segreta nel Baltico. Tra le fredde nebbie del Nord, il nostro protagonista si imbatte in un isolotto abitato da una sola donna -Sara Fredrika - che dimessa e rassegnata alla solitudine, accenderà nel militare ossessioni sopite.  Ancora una volta mi scontro con il tema del doppio e dell'inganno, l'Universo vorrà dirmi qualcosa?  I paesaggi nordici ben si sposano con i cupi istinti del militare che in una strenua e occulta lotta con se stesso cerca invano di domare. Lars è un uomo autorevole ma frammentato, è di...

Tre racconti del doppio

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  A fine estate un'amica mi ha omaggiato di questo incredibile libro. Mi ha sorpreso la sua smania di farmelo avere e mi ha commosso e onorato il suo desiderio di conoscere le mie impressioni. Avevo inteso le fosse piaciuto; è una lettrice incallita e il suo "non ho mai letto nulla del genere, non ti dico di più" si è configurato come miele per l'orsa che alberga in me (insieme alle Erinni , non dimentichiamole ). La Trilogia della città di K. si presenta come   u n romanzo in tre capitoli; esso narra la storia di due gemelli dalla prodigiosa intelligenza che condividono un destino comune inesorabilmente diviso da scenari di guerra, povertà e privazione. Siamo in un paese dell’Europa dell'est invaso da una potenza straniera; non vi è però alcuna coordinata spazio-temporale che possa collocare la narrazione in un tempo e in uno spazio precisi.  La prima parte viene narrata in prima persona; i due fratelli annotano in un grande quaderno (titolo del primo capitolo) t...

Spleen, rugna e poker face

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foto di Roberto Ornato Avete presente quando lo spleen ha il sopravvento? La tristezza e la malinconia spesso si accompagnano all'accidia, il peggiore dei peccati capitali; tutto diventa difficile, anche ciò che solitamente arreca piacere. La scrittura, per esempio. La  rugna , ancella delle mie giornate, si veste da festa e comincia la  lamentatio party. Interno giorno, mentre il figlio n.1 trastulla il testosterone in una gara di kart e figlia n.2 esplora con misurato entusiasmo il rigoroso mondo dello scoutismo, io mi trovo sola con un nutrito elenco di doveri da compiere. Sento la voce del compianto Mike: "Signora Novelli, quale busta vuole? La uno, la due o la treeeeee? Con quale impegno vuole iniziare?" Perché non irrompe Dawson dalla finestra e al ritmo della sua sigla con un sonoro anuanueeiiiii mi catapulta nello spensierato universo dei primi anni Duemila e mi libera da tutto ciò? Ma che volete? Sono boomer e cringe, embè? Nessun Dawson all'orizzonte (avrei ...

Rientri

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È trascorso tanto tempo dall'ultimo post; anche il blog è andato in vacanza, rischiava di diventare l'ennesimo impegno da assolvere, quindi pausa. Poi qualche giorno fa arriva un messaggio da un'amica, una persona che non vedo e non sento da tanto tanto tempo, una collega che è transitata dalle mie parti una decina di anni or sono (dico bene Luigina?) con la quale ho lavorato benissimo. Una bella persona, intelligente, una di quelle perle rare con le quali ci si capisce al volo senza ricorrere troppo alla parola. Luigina mi ha scritto un messaggio a commento di un'immagine del mio stato: una cinica insegna luminosa veicolante il seguente pensiero: "Buon rientro lo dici a qualcun altro". Il suo messaggio mi ha colpita e commossa, parlava del blog, della scrittura, della possibilità di scrivere un libro e della voglia di rivedersi, anche solo per un caffè. Ho così realizzato che questo esperimento di scrittura stia funzionando, che l'obiettivo di...

Del male, della banalità, della vittima e dei carnefici

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  Terminato il favoloso Ferrovie del Messico , il romanzo di Nicola Lagioia era lì pronto per essere divorato in tre giorni. Non ho mai letto nulla del genere, nulla che mi turbasse e mi appassionasse così profondamente. La vicenda si svolge nel marzo del 2016 quando due giovani rampolli della Roma pariolina -  Manuel Foffo e Marco Prato-  seviziano e uccidono Luca Varani, ragazzo di borgata. Se mai sia legittimo andare a ricercare il movente di un tale delitto, questo non è comunque rintracciabile. Non c'è. Emerge solo un consueto uso di alcol e droga, un'abitudine allo sballo e agli eccessi ma non di meno, nella rigida narrazione con piglio giornalistico, emergono inquietanti interrogativi che riguardano tutti. E per tutti intendo tutto il genere umano, noi che ci sentiamo al riparo del male nella nostra quotidiana e ordinaria vita controllata.  Lagioia ad un certo punto irrompe con questa potente domanda  «Tutti temiamo di vestire i panni della vittima. Vivia...