CHIODI E LAVASTOVIGLIE
Car* tutt*
quanto tempo è trascorso dall’ultima urgenza di scrittura -che di certo non corrisponde ad una vostra urgenza di lettura- ma mi trovo in una curiosa condizione e vorrei condividerla con il foglio bianco e con chi ha voglia di leggermi.
Sono le 21:38, mi trovo in cucina in attesa che la lavastoviglie termini il suo ciclo di lavaggio; per evitarne lo svuotamento all’alba preferisco svolgere la sgradita mansione casalinga in orario serale. Una triste modalità di autoinganno e di alleggerimento del peso del risveglio. Perché non ottimizzare il tempo di attesa organizzando le attività didattiche per domani? Quindi via con l’allestimento del materiale su Classroom e la predisposizione dei prossimi compiti; il Macbook è scarico, lo carico qui, sul piano di lavoro e mi trovo in piedi a digitare nervosamente con una postura scorretta che la mia fisioterapista non esiterebbe a definire inadeguata e disfunzionale.
Solo ora mi rendo conto della condizione scomoda e surreale… ma perché riservarmi tanta sofferenza?
Il flusso di coscienza procede senza sosta e mi restituisce l’immagine della copertina del romanzo terminato poche ore fa: Chiodi di Antonio Schiena, Fazi editore.
Sarà che si tratta di un giovane autore che scrive in modo gradevole; sarà che lo scrittore in questione è quel cinico burlone di Antipatiagratuita; sarà che la storia che ci racconta ha a che fare col bullismo e sarà che io in questo momento mi sento un po’ bullizzata dagli eventi - in primis dalla telecronaca della partita Bosnia-Italia che ho incautamente aperto su una pagina di Safari- ma io ho voglia di scrivere di nuovo di libri, di me e dell’antipatia che gratuitamente ho il piacere di dispensare.
Chiodi non è di certo la lettura migliore degli ultimi tempi, ho letto romanzi decisamente più avvincenti e stimolanti come Il libraio di Gaza di Rachid Benzine edito da Corbaccio, per esempio, o Demon Copperhead di Barbara Kingsolver ed. Neri Pozza, o ancora La sposa Normanna di Carla Maria Russo edito sempre da Neri Pozza, ma il libercolo di Antonio Schiena oggi ha fatto breccia.
Per la cronaca Moise Kean ha appena mancato un gol; il “Vola Moiseeeeee” del telecronista ha portato sfiga.
Dicevo, perché Chiodi mi è rimasto dentro? Perché mi ha fatto tornare la voglia di scrivere due righe? Io non credo di riuscire a dare una risposta completa, di senso, ma credo di aver percepito pienamente la fatica del protagonista che cerca di non soccombere al bullismo della vita. Il custode del cimitero fa da controcanto; da una parte c’è Marco che deve sfidare l’Avvinto, creatura spaventosa che terrorizza le giovani vite; dall’altra c’è il custode del cimitero, un uomo ferito, solitario, stanco e rancoroso che gode della sola compagnia del cane Robinson. Due personaggi (ancora il tema del doppio?) molto lontani da me e dalla mia esperienza ma vibranti di sfumature crepuscolari facilmente assimilabili. Il merito va all’autore; egli non ha pretese sensazionali; non ricerca il colpo di scena mozzafiato, procede nella scrittura in modo fluido ed equilibrato sebbene la tensione narrativa cresca con misura, senza mai risultare eccessiva.
Noooooo la Bosnia ha pareggiato all’ottantesimo e la lavastoviglie ha convalidato il gol con il suo fischio ineluttabile.
Prendo in prestito dal Pinocchio di Marco un paio di chiodi, mi puntello l’anima un po’ stanca e svuoto la lavastoviglie così posso dormire serena e gratuitamente antipatica.
Bravo Antonio Schiena, Donnarumma proteggici. Andiamo ai supplementari.
"Signore e signori c'è da soffrire" dice il commentatore dal campo. Alè.

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